Videocassette VHS : Quanti ricordi!

La diffusione di massa delle videocassette, in Italia, data dagli anni Ottanta. Dal primo lancio della registrazione su nastro di dimensioni ridotte delle immagini in movimento era passata quasi una quindicina d’anni. La cosa può oggi stupire: una delle differenze più considerevoli tra l’epoca che viviamo ora e un passato anche non troppo lontano sta nel tempo che corre tra un’invenzione e la sua messa in commercio. Nell’età dell’informatizzazione si è avuta una straordinaria accelerazione, che sperimentiamo ogni giorno, nel campo dei computer veri e propri ma anche in quello di molti oggetti di consumo; in precedenza le innovazioni agivano più gradualmente.

Fu la Sony che poi come vedremo sarà la grande sconfitta di questa storia a lanciare per prima il “videotape”: un registratore a nastro, non ancora a cassetta, che inizialmente era pensato soprattutto come strumento semi-professionale. Il nastro era di tre quarti di pollice di larghezza di contro ai costosi registratori da uno o due pollici della Ampex usati quasi solo dalle grandi reti televisive. Era il 1968, e proprio i movimenti dell’estrema sinistra, negli anni seguenti, avrebbero esaltato questo nuovo mezzo di comunicazione, che permetteva di produrre qualcosa di simile al cinema ma a costi decisamente più bassi, di guardare sullo schermo televisivo degli spettacoli che non avevano niente a che vedere con la RAI. Successivamente, a partire dal 1975-76, venne applicato anche in questo campo il modello che aveva successo dieci anni prima in quello della registrazione musicale: la cassetta, che non richiedeva complesse operazioni manuali, bastava inserirla e via.

Fu di nuovo la Sony a lanciare, oltre allo standard ¾ di pollice che restava semi-professionale, anche il nuovo ½ pollice, con il marchio BetaMax. Un anno dopo circa un altro standard fu messo sul mercato, con il nome VHS. Generalmente gli esperti ci assicurano che il sistema BetaMax è nettamente superiore, e infatti ancora oggi è la base per apparecchiature professionali di notevole qualità; ma la Sony era sostanzialmente isolata, mentre attorno al VHS si coalizzarono quasi tutte le grandi aziende del settore a cominciare dalla JVC-Panasonic, con l’appoggio del mercato statunitense che temeva un possibile eccessivo sviluppo della Sony. Fu così il VHS a prevalere, lasciando al Betamax un mercato “di nicchia” fino al definitivo ritiro. Lo standard lanciato dalla Philips, il Video 2000 ebbe ancora minor fortuna, sia per il ritardo (nacque nel 1980 quando Betamax e VHS erano già ampiamente presenti) sia perché il gigante europeo era ancor più isolato della Sony.

Il mercato del video domestico, negli anni Ottanta, si sviluppò in parte grazie alla pornografia: la liberalizzazione dell’eros, nei dieci-quindici anni precedenti, aveva reso possibile acquistare le riviste anche più spinte, ma per le immagini in movimento ci si doveva recare nei cinema “a luci rosse”, locali spesso sordidi e che imbarazzavano molti dei possibili frequentatori. Con la cassetta il porno poté diventare un consumo domestico, privato e personale.

Parallelamente la videocassetta si impose (e sarebbe rimasta fino alla diffusione a fine anni Novanta dei DVD) come veicolo di un consumo più sociale: il cinema in casa. Ci sarebbe voluto qualche anno per far penetrare anche sul mercato italiano la videocassetta pre-registrata; in un primo tempo l’incontro tra la tecnologia video e la vastissima offerta di film da parte delle TV private (erano gli anni del cosiddetto “Far West dell’etere”) spinse i consumatori a preferire la registrazione dei film in casa; solo negli anni Novanta inoltrati il fatturato del cinema su cassetta avrebbe superato quello delle sale cinematografiche, come avveniva ormai da tempo in altri paesi.

Articolo tratto da http://www.raistoria.rai.it/articoli/videocassetta-il-cinema-in-casa/20322/default.aspx